La nostra storia - Polisportiva Robur 1908

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La nostra storia

Ripercorrere le vicende storiche della Robur significa, nei fatti, attraversare più di 110 anni della vita della nostra città.

La Polisportiva nacque nel lontano 1908 col nome di Club Sportivo Robur Scandicci. L'inserimento di un termine latino – Robur, appunto – è in linea con altre fondazioni coeve (vedi a Siena, nel 1904, e a Ravenna l'anno successivo) ed è assai interessante: nell'antica lingua dei Romani, quel termine stava significare l'albero della quercia e, per esteso, solidità, forza, robustezza. L'intento quindi è chiaro ed è un bellissimo messaggio anche per noi contemporanei: lo sport, quando viene vissuto con lealtà, spirito di gruppo, eticità e come missione fortifica il corpo e l'anima.

Quando fu fondata la nostra Polisportiva ancora la città si chiamava Casellina e Torri, denominazione che perderà soltanto 21 anni dopo, sostituita da Scandicci. Allora "Scandicci" corrispondeva all'abitato – o per meglio dire la frazione – in cui vi era il vecchio Municipio, la via Roma, il tram; quello che oggi è il cuore ottocentesco della nostra comunità. Una porzione di territorio in cui sorsero, a cavallo tra XIX e XX secolo, alcune delle istituzioni storiche di Scandicci: la Società di Mutuo Soccorso, il Municipio appunto, l'Humanitas, la Filarmonica ed infine la Robur.
Con ogni probabilità le attività sportive praticate negli anni delle sue orgini furono ciclistiche e podistiche, seguite subito a ruota dalla boxe e dal calcio.
Nel 1929 fu inaugurato il campo sportivo in un'area bonificata dal corso della Greve, in piazza Marconi, e ciò segnò un'evidente crescita delle attività e della presenza della Robur in città.

Ma Scandicci – come il resto del Paese – nel frattempo piomba in uno dei periodi storici più bui della storia italiana, aggravato poi dal dramma della guerra. Il tessuto associativo subisce, inevitabilmente, un durissimo colpo.

La ripresa delle attività avviene nel segno della riconquistata libertà. La Robur torna in quel campo sportivo dedicato da allora in poi alla memoria di Valerio Bartolozzi, operaio scandiccese – e primo martire della Resistenza – ucciso brutalmente a Firenze mentre distribuiva volantini clandestini il 9 settembre 1943.
Negli anni '60, com'è noto, la città cambiò radicalmente nella sua struttura sociale, produttiva e demografica: passò in breve tempo da 18.000 a oltre 50.000 abitanti, soprattutto grazie ai flussi migratori dalla provincia di Firenze e dal Meridione, vide stabilirsi la grande industria e visse un boom edilizio di proporzioni nazionali. Il volto di Scandicci è destinato a mutare per sempre. Anche la Robur, non a caso a partire proprio negli anni '60 - '70, si articolò sempre di più. Nel 1968 venne fondata la sezione boxe. Agli inizi del '70 la pallavolo, che successivamente vide la nascita delle sezioni femminile e maschile. Nel 1977 il pattinaggio corsa, a cui si aggiungerà nel 1984 la sezione pattinaggio artistico. Sono gli anni in cui sorse – e si consolidò – la nuova area sportiva, con l'inaugurazione del campo "Turri" e del palazzetto. In epoche più recenti si sono aggiunte alla nostra famiglia anche le sezioni modellismo, diversamente abili, trekking e calcio a 5.

Impossibile, in questa sede, non ricordare la mitica epopea della Valdagna, campione d'Italia di volley femminile per tre anni consecutivi (1973-1974, 1974-1975, 1975-1976) e la pattinatrice Cristina Bartolozzi, nata sportivamente nella Robur, che negli anni '90 salì sul podio più alto del mondo.

Più di 110 anni di storia, quindi. Fatti di passione, impegno e volontariato.

Dal 1908, con lo stesso spirito che concretizzò quel sogno immaginato da un gruppo di scandiccesi all'inizio del secolo scorso: far vivere nella nostra comunità la bellezza dello sport.

 
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